Ord. forense

ORD. FORENSE - Mazzola, "In memoria di chi onora la toga e viene ucciso"

(da CF News, Newsletter di Cassa Forense, n° 30.04.2015, Interventi)

“Mi diceva sempre: “Mamma, lo sai che il nostro giuramento è il più bello di tutti, ma ti rendi conto cosa vuol dire la formula sulla consapevolezza sociale e sull’alta dignità della professione?Che senza di noi non ci sarebbero lo Stato, la famiglia, la comunità’”.

Quando sale sul palco in aula magna a Milano dove si commemorano le vittime, dinanzi ad oltre 1.500 tra avvocati, magistrati, personale amministrativo e persone comuni, la mamma di Lorenzo Alberto Claris Appiani, l’avv. Alberta Brambilla Pisoni si stringe idealmente alla toga insanguinata del figlio, ed è forse questo che le dà la forza di parlare, con le lacrime agli occhi:“Quando mio figlio ha giurato il discorso di accoglienza lo fece l’avvocato Biagi il quale esortò i neo avvocati a non fare i ventriloqui, le marionette del cliente. Fate quello che è giusto per il cliente, diceva. Ecco, Lorenzo è morto perché non è stato una marionetta. Voglio che tutti gli avvocati siano orgogliosi della dignità della professione forense, così mio figlio non sarà morto per niente”.


“Voglio che tutti gli avvocati siano orgogliosi della dignità della professione forense, così mio figlio non sarà morto per niente”: esiste forse una frase più solenne di questa? Esiste un momento più alto di questo, un monito così potente diretto verso tutti coloro che indossino la toga, troppo spesso dimenticando l’importanza dei propri gesti, delle proprie parole, dei propri rituali, oramai confusi metodicamente dopo anni trascorsi nelle aule giudiziarie?
Ed ancora la mamma di Lorenzo, in aula magna: “Io sono la mamma di Lorenzo e Francesca, avvocato e giudice, nessuno meglio di me può sentire la necessità che questi mondi siano uniti. Francesca fa il giudice fallimentare a Pavia, come Ciampi lo ha fatto per tanti anni a Milano. Poteva rischiare anche lei, ma è morto mio figlio. Lorenzo, che era così orgoglioso del suo lavoro e della sua missione sociale”.
Il gravissimo fatto di Milano ha creato sgomento e profonda autentica commozione in tutti noi. Quella mattinata non ero in tribunale ma assai vicino sono stato subito informato dell’accaduto in tempo reale da colleghi e amici.

Difficile commentare la follia di un gesto e di una persona. Si rischia di scadere in riflessioni banali. Tuttavia è evidente come nella sua lucida follia Claudio Giardiello abbia profanato un simbolo sacro quale la “giustizia”, soprattutto poi in una città che si appresta ad ospitare l’Expo dinanzi al mondo intero. Il simbolo ha visto cadere 3 persone tra cui due interpreti della giustizia come l’avv. Claris Appiani ed il dott. Ciampi, che meritano certamente entrambi il giusto tributo.
Il sangue che copiosamente ha macchiato il tribunale meneghino non è stato certo determinato dal clima di odio verso i magistrati e mai così fuori luogo sono apparse le parole di molti altissimi rappresentati istituzionali. Bene ha fatto il presidente della Corte d’Appello di Milano dott. Giovanni Canzio a replicare a chi si apprestava subito a strumentalizzare la morte del magistrato: “Non è il momento delle rivendicazioni”.
Sono morti che invece dovrebbero far riflettere tutti noi, l’avvocatura, la magistratura, l’opinione pubblica, sulla straordinaria valenza della giustizia, su tutto ciò che vi stia dietro, sulle enormi responsabilità, sulle difficoltà, sull’isolamento e sull’abbandono, sulle inutili e dannose contrapposizioni, sulle vili speculazioni. Ma una riflessione seria deve pure investire chi governa la giustizia, il Guardasigilli in primis che finalmente in questi giorni ha preteso uniformità nelle procedure di sicurezza di tutti gli uffici giudiziari (mentre ben sappiamo in che condizioni umilianti e di degrado ci si trovi, solo a varcare la soglia di alcuni, molti, troppi tribunali) e il Ministro dell’interno.
I funerali di Stato non possono assolvere ad un ruolo salvifico a incurie che certamente ci sono state.
Il Consiglio Nazionale Forense e poi Cassa Forense hanno incontrato venerdì 17 aprile i genitori e i familiari di Lorenzo, in un clima di austero silenzio e di viva partecipazione. Cassa Forense gli dedicherà una borsa di studio.
Ma tutti noi vorremmo scolpire idealmente nel cuore e nelle menti le parole“che tutti gli avvocati siano orgogliosi della dignità della professione forense”, il vero grande lascito di Lorenzo.

Avv. Marcello Adriano Mazzola – Delegato di Cassa Forense

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