Penale

PENALE - Vanityfair.it, "Aids: e il sieropositivo che nasconde al partner di esserlo?".

aula di giustizia
I dati del network View Net Legal : 84% di infezioni ancora da rapporti sessuali non protetti. In alcuni casi, chi contagia il partner può commettere un reato. L’Avvocato Salvatore Frattallone spiega quando può succedere. Di HIV si parla sempre di più in tribunale. Secondo i dati del network View Legal Net, che ha associati in tutta Italia, negli ultimi due anni le cause che riguardano nuove infezioni sono aumentate del 10% circa.  Sono 12 mila le persone che sono positive all’HIV ma non lo sanno, e 60 mila quelli che non raggiungono il controllo della carica virale con le terapie, e quindi possono infettare il partner. L’incidenza dell’Hiv non è diminuita: ogni anno i nuovi casi sono circa 3.800, e 84 persone che si scoprono positive su 100 hanno contratto l’infezione con rapporti sessuali non protetti. In alcuni casi, chi trasmette l’infezione può commettere un reato. L’avvocato Salvatore Frattallone, penalista ed esperto in diritto della privacy e protezione dei dati personali, spiega che, perché ci sia rilevanza penale, è necessario che sia volontà di contagio. «Le Sezioni Unite, nel 2014, sono state esplicite: hanno previsto che nei casi di contagio è necessario accertare che le conseguenze (la morte o le lesioni) siano state volute».

Chi non sa di essere positivo all’Hiv, perché non ha sintomi e non ha fatto esami recenti, ma infetta il partner, può essere colpevole di un reato?
«No: se il sieropositivo non sa di esserlo non è punibile: non è in dolo, né in colpa. Ma deve essere accertato che non sia a conoscenza della sua condizione: servono elementi che lo provino, come l’assenza di sintomi, ad esempio».
Se il sieropositivo mette al corrente il partner e entrambi decidono di usare precauzioni, ma a causa di una svista avviene il contagio?
«Sarà necessario accertare che il sieropositivo abbia usato tutte le precauzioni, altrimenti sarebbe punibile per colpa, che significa avere violato le più comuni regole di prudenza. Non è punibile se il giudice ritiene che abbia fatto tutto il possibile per evitare il contagio».
E chi sa di essere sieropositivo e non lo dice al partner, ma usa precauzioni per evitare di contagiarlo?
«Può farlo, perché il Codice della Privacy prevede che tutti i dati sensibili possano essere comunicati e diffusi solo quando l’interessato ha dato il suo consenso. E le informazioni sulla salute e sullo stato sessuale sono ancora più tutelate. Ma la protezione di questi dati (che le strutture sanitarie non possono comunicare nemmeno al coniuge o ai conviventi, senza autorizzazione del paziente) si scontra con la tutela della salute di chi potrebbe venire contagiato. Le campagne di sensibilizzazione incoraggiano i sieropositivi a comunicare la loro condizione almeno ai partner sessuali, ma la decisione spetta a loro».
Se il sieropositivo sa di esserlo e lo comunica al partner, che però sceglie di non usare protezioni?
«Può essere punibile per i reati di lesioni o omicidio volontari: basta il fatto di avere accettato il rischio di contagiare l’altra persona. Se il sieropositivo consapevole della sua condizione agisce convinto che non contagerà il partner, potrà essere punibile con l’aggravante della previsione dell’evento. Ma sarà necessaria la prova che dimostri che il contagio è avvenuto durante quel rapporto sessuale e non, ad esempio, per una trasfusione o attraverso rapporti con altre persone».
E una mamma che non sa di essere sieropositiva e trasmette l’Hiv al bambino?
«Se non sapeva di essere sieropositiva, non è punibile né per dolo né per colpa. Se invece sapeva di esserlo prima di rimanere incinta, ma ha accettato l’ipotesi di contagiare il bambino, se il piccolo diventa sieropositivo la donna è punibile per dolo eventuale (oppure per colpa cosciente se era convinta che il bambino non si sarebbe mai potuto contagiare). Oggi, comunque, grazie alle terapie preventive che azzerano il rischio di trasmissione dell’infezione al bambino, le madri sieropositive possono partorire figli sani».
Fra 5 anni arriveranno i risultati dei test per la guarigione definitiva dalla malattia: se il virus scomparisse nella persona contagiata, la responsabilità di chi ha trasmesso il virus rimarrebbe?
«Sì, come rimane punibile una persona che ha preso a pugni un’altra, che nel frattempo è guarita».

di Monica Coviello

[vedi anche BlastingNews.com - HivForum.info]

 

Tags: salvatore frattallone, medico specializzando, colpa per assunzione

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