Resp. sanitaria

COMMERCIALE - Divieto d'immistione del socio accomandante.

Ciò che caratterizza la società in accomandita semplice è la presenza di due distinte categorie di soci: i soci accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti, che invece hanno una responsabilità limitata al conferimento eseguito o promesso. 

A tale differenza corrisponde un diverso loro potere nella gestione della s.a.s.
Specificamente, l'amministrazione spetta esclusivamente ai soci accomandatari, mentre per il socio accomandante è previsto, all'art. 2320, co. 1, c.c., un vero e proprio divieto di immistione, che gli preclude il compimento di tutti gli atti di amministrazione (interni ed esterni) che si concretino nel governo e/o nella direzione degli affari sociali, ad esclusione degli atti di mero ordine e di quelli esecutivi. Tale divieto è assoluto per gli atti di gestione "interna",

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MINORI - Massimario di Cassazione e novità 2011 sul nuovo processo minorile.

LE PRIME DECISIONI SUL NUOVO PROCESSO MINORILE

 

LE PRIME DECISIONI SUL NUOVO PROCESSO MINORILE

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
UFFICIO DEL MASSIMARIO
LA CORTE “DEL GIUSTO PROCESSO”
- RIFLESSIONI, SU INTERVENTI NOMOFILATTICI, IMPATTO SUL SISTEMA
PROCESSUALE, QUESTIONI APERTE E REAZIONI DEL PENSIERO GIURIDICO
ANNO 2010
(Roma – gennaio 2011)

indice (omissis)
CAP. V - RITI SPECIALI E GIUSTO PROCESSO
(estratto del cap. V - Il paragrafo 4)
4. Le prime decisioni sul nuovo processo minorile (di Francesca Ceroni).
4.1. Il nuovo processo minorile nella riformata legge 4 maggio 1983 n. 184.
4.2. Il riconoscimento del minore come parte sostanziale e processuale.
4.3. La rappresentanza processuale del minore.
4.4. La difesa tecnica ed il mito dell’avvocato del minore.
4.5. La “giurisdizionalizzazione” del rito.
4.6. La definizione sistematica dell’ “audizione” del minore.

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MINORI - Affido condiviso e conflittualità tra genitori.

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI TORINO, Ordinanza 19.01/05.02.2011

Stop all'affido condiviso se la conflittualità tra i genitori è così elevata da rendere incompatibili rapporti minimali fra loro, anche solo verbali, ancorché limitati alla "gestione" del figlio minore.
Il Tribunale per i Minorenni di Torino così ha stabilito in un caso in cui ambedue i genitori avevano
riconosciuto che la prole potesse di fatto continuare a vivere con il padre, nonostante le reciproche denunce penali rivoltesi dagli adulti.
Superato l'orientamento secondo cui la forte conflittualità tra i genitori non era motivo ostativo all'affidamento condiviso. Se la madre ha dichiarato che non intende più avere alcun tipo di relazione con l'ex convivente, la prole può essere affidata in via esclusiva al padre.

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI TORINO, Ordinanza 19.01/05.02.2011

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MINORI - Riconoscimento giudiziale di paternità e parenti dell'altro genitore.

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI TRIESTE

L'Art. 30, comma 3°, Cost., può avere concreta attuazione esclusivamente con il pieno riconoscimento della rilevanza giuridica, oltre che del rapporto genitore-figlio naturale, del rapporto figlio naturale con i parenti del genitore naturale, con la conseguenza che il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio produrrà effetti anche nei confronti dei parenti dei genitore che lo effettua e non solo dei confronti del genitore che lo riconosce.

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI TRIESTE
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Sentenza 22.12.2010

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