RESPONSABILITÀ SANITARIA - Starbene, "La protesi al ginocchio era difettosa. Su chi posso rivalermi?".

«Ho subito un intervento al ginocchio, ma la protesi era difettosa. Ho avuto molti problemi e sono stato costretto a operarmi di nuovo. Su chi posso rivalermi: sull'azienda produttrice, sull’ortopedico o sull’ospedale?»

«Contro le protesi PIP pericolose per il seno, più di 2.200 francesi hanno fatto ricorso ai giudici, chiedendo i danni alla Poly Implant Prothese, l’azienda che le aveva prodotte».

(in Starbene, n° 25 del 13.06.2016, Sportello dei diritti del paziente

«Se i danni che hai subito dipendono da una protesi difettosa, è la ditta produttrice che deve risarcirti», dice Salvatore Frattallone, Avvocato del Foro di Padova. «Il D.P.R. n° 224/1988 ha stabilito che il produttore deve risarcire i pazienti dei danni derivati dall’impianto per il pericolo creato, a prescindere da dolo o colpa. Tu però devi provare che la protesi era difettosa e che l'impianto ti ha provocato un danno perché si sono verificate delle anomalie. La casa produttrice può difendersi, dimostrando per esempio che il difetto non esisteva quando ha messo la protesi in circolazione. Se, invece, ti è stato impiantato un modello di cui era stato disposto il ritiro precauzionale (come è accaduto per alcune protesi al seno), puoi querelare per lesioni personali colpose il fabbricante e/o l’ortopedico e poi costituirti parte civile anche contro l’ospedale nel processo penale, chiedendo i danni. La responsabilità ricadrebbe sull’ortopedico (e quindi anche sulla struttura sanitaria) se, per grave imperizia, non avesse collocato in modo corretto la protesi». 

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RESPONSABILITÀ SANITARIA - Starbene, "cure_usa".

«Mentre ero in ambulanza per andare al pronto soccorso, il veicolo ha avuto un incidente e sono stato sbalzato dalla barella. Ho avuto diverse fratture e un serio trauma cranico. Chi paga?»

(in Starbene, n° 26 del 20.06.2016, Sportello dei diritti del paziente

«Puoi essere risarcito dalla compagnia assicurativa dell’auto-ambulanza e, come terzo trasportato, non sei tenuto a provare le responsabilità degli autisti dei veicoli coinvolti nel sinistro stradale», risponde Salvatore Frattallone, Avvocato del Foro di Padova. «Hai inoltre la possibilità di citare in giudizio anche il conducente dell’autoambulanza: se è in servizio urgente,  il codice della strada lo autorizza a non osservare obblighi, divieti ed altre prescrizioni sulla circolazione, purché utilizzi sirena e lampeggiante blu (art. 177). Non per questo è esente da responsabilità e deve rispettare le norme cautelari di comune prudenza e diligenza. Se sporgerai querela e il conducente dell’ambulanza sarà processato, potrai quindi costituirti parte civile contro di lui e chiedere i danni per le lesioni riportate. Tieni presente che il paziente trasportato in un mezzo di soccorso può riportare danni (risarcibili) anche al di fuori d’uno scontro tra auto: bastano brusche frenate o banali tamponamenti. Se non sono state messe in atto le dovute cautele (cinture di sicurezza e posizione corretta del trasportato), la giurisprudenza è rigorosa nel condannare chi ha messo in circolazione il veicolo in condizioni d’insicurezza. ll personale dell’ambulanza, infatti, non esercita un servizio di mero trasporto, ma di assistenza sanitaria; per “contratto” è quindi tenuto a salvaguardare l’incolumità del passeggero».

 

 

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INTERNATIONAL TRADE - Roma, 31.05.2016: Seminario "La piattaforma italiana delle Micro & PMI per le economie internazionali in trasformazione".

Molti Paesi esteri stanno fortemente accelerando e finanziando la riconversione e la diversificazione delle rispettive economie e degli stessi apparati produttivi a causa del crollo delle entrate derivanti dalle vendite del petrolio e del gas. La diversificazione in corso in tali Paesi punta a creare un tessuto di M&PMI in vari settori (agrifood, manifatturiero, turismo, energie rinnovabili, artigianato, servizi, formazione, logistica e trasporti, etc.) in cui eccellono le nostre imprese italiane, per offerta di marchi, per capacità di export, per design, per know-how e per tecnologia, ma anche per management, qualità e formazione. Si tratta quindi di saper cogliere una grande e strategica opportunità da parte delle micro e delle piccole e medie aziende del BelPaese. Di questo si è discusso a Roma lo scorso 31 maggio 2016, dalle 11:00 alle 14:30, nella sede di Tecno-Ficei con l'ausilio d'illustri relatori. Hanno difatti partecipati al seminario il Cav. Mario Cospito (già ambasciatore d'Italia a Bucarest ed attualmente consigliere diplomatico del ministero dello Sviluppo Economico);

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RESPONSABILITÀ SANITARIA - Starbene, "Soffro di apnee notturne e devo rinnovare la patente. Posso tacerlo?".

 

«Soffro di apnee notturne e devo rinnovare la patente. Temo che dichiarare il mio disturbo durante la visita ne pregiudichi il rilascio. Posso omettere questa informazione?»

(in Starbene, n° 24 del 06.06.2016, Sportello dei diritti del paziente

Per il rilascio o il rinnovo della patente di guida si tiene conto della sindrome delle apnee notturne e delle malattie neurologiche che mettono a rischio la sicurezza della guida.

«Ti sconsiglio di tacere che soffri di apnee. L’assicurazione rca non ti coprirebbe l’indennizzo dei danni provocati a seguito di un eventuale incidente e, in ipotesi di sinistri mortali, come l’investimento d’un pedone, l’omicidio non verrebbe punito a titolo di colpa ma di dolo eventuale, con pene ben più aspre», risponde Salvatore Frattallone, Avvocato del Foro di Padova. «Dal 28 gennaio 2016 sono in vigore i nuovi requisiti minimi d’idoneità fisica e mentale

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PRIVACY - Vanity Fair, «Ho spiato il cellulare di mia figlia, e lei mi ha beccato».

da vanityfair.it, News / Storie, 27.05.2016, di Monica Coviello

Rosa è riuscita a mettere sotto controllo l'account WhatsApp della figlia e a entrare nel suo profilo Facebook, ma è stata scoperta: «Quello che ho fatto è ingiusto». Ma è anche illegale, come ci spiega l'Avvocato

(da vanityfair.it, News / Storie, 27.05.2016, di Monica Coviello)

«Ero riuscita a tenere sotto controllo tutti i messaggi che mia figlia Amanda, 15 anni, scambiava su WhatsApp. “Rubandole” il telefono per qualche minuto, mentre faceva la doccia, sul mio computer avevo attivato WhatsApp Web. Non avevo avuto modo di accedere a Facebook, fino a quando non è entrata nel suo profilo dal mio computer: le credenziali sono state salvate e, fino al cambio password, ho potuto controllare che non ricevesse messaggi inopportuni». Rosa è una madre, come tante, che ha bisogno di controllare la figlia per sentirsi tranquilla e per sapere che Amanda è al sicuro.

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